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La riorganizzazione degli indirizzi: come coniugare chiarezza e flessibilità

La razionalizzazione dell’istruzione tecnica, grazie ai 2 settori e agli 11 indirizzi  che fanno riferimento ai settori produttivi di rilevanza nazionale, punta a dare stabilità al sistema senza irrigidire l’offerta formativa. Nei percorsi formativi, infatti, sono introdotte – accanto agli spazi di autonomia già a disposizione delle scuole – ampie quote di flessibilità per offrire risposte efficaci e mirate alle esigenze degli allievi, del territorio, del mondo del lavoro e delle professioni. In particolare, le quote di flessibilità – che si aggiungono alle quote di autonomia del 20% già possedute dagli istituti tecnici – sono il 30% nel secondo biennio e il 35% nel quinto anno. È prevista anche la possibilità, in relazione a specifiche e documentate esigenze del mondo del lavoro e delle professioni, di articolare in opzioni le aree di indirizzo. Ciò può verificarsi, tuttavia, nel quadro di criteri generali definiti a livello nazionale, onde evitare il rischio della frammentazione e disarticolazione dei percorsi formativi. 
Commenti



191 - giuseppe.deluca6

Non so se qualcuno ne ha gi parlato: io non riesco a capire perch sono stati favoriti notevolmente gli elettronici rispetto agli informatici. Le discipline attinenti allinformatica possono essere insegnate dagli elettronici, mentre non vero il contrario, cio lelettronica non pu essere insegnata dagli informatici. Non solo. Quello che mi pare addirittura scandaloso che nei Licei Scientifici, opzione scientifico-tecnologica, c pure una disciplina Informatica e sistemi automatici ma affidata esclusivamente agli elettronici (nuova classe di concorso A-36, Scienze e tecnologie elettriche ed elettroniche) e non agli informatici!
commento del 12 Jan 2010, alle ore 23 21
192 - mariagrazia.dechiara

La riduzione di orario negli istituti tecnici quanti posti taglier? Sulla flessibilit sarei lieta di avere dagli esperti proposte concrete, vere e proprie piste che le scuole potranno seguire nella elaborazione dei loro POF.
commento del 13 Jan 2010, alle ore 23 10
193 - enrico maranzana

Una profonda contraddizione vizia il regolamento di riordino della scuola secondaria di secondo grado, incongruenza che si osserva incrociando lenunciazione delle finalit con lorganizzazione del servizio. La caratterizzazione della vita scolastica definita 1) nella relazione illustrativa del ministero che elenca alcuni elementi chiave della riforma tra cui la possibilit delle istituzioni scolastiche di modellare la propria autonoma proposta culturale attraverso il Piano dellofferta formativa, lutilizzo consapevole degli strumenti di autonomia progettuale, affermazione che richiama il fondamento dellautonomia chesi sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana; 2) nei profili dello studente che elencano le competenze generali che gli studenti saper praticare al termine del corso di studi. Si tratta di una visione che sconvolge lattuale prassi scolastica e attribuisce alle scuole la responsabilit didentificare e di coordinare le risorse per portare gli studenti al successo. La natura del problema comporterebbe lesistenza di ampi gradi di libert: libert di individuare gli strumenti culturali idonei, libert di intrecciarli e formalizzare in tal modo occasioni dapprendimento, libert di utilizzare le risorse umane per massimizzare lefficacia del servizio. La bozza di regolamento, invece, non percepisce che le nuove finalit richiedono lunitariet del servizio di cui linterdipendenza degli insegnamenti ne la chiave di volta.
commento del 20 Jan 2010, alle ore 18 51
194 - maurizio.serafin

SCEGLIERE ORA L'INDIRIZZO: A CHI GIOVA? Ripropongo una questione che avevo sollevato all'inaugurazione di questo forum e che mi sembra non abbia trovato spazio nel dibattito, pur aggravata dal ritardo con cui la riforma verr licenziata e dalla "paralisi" che le voci di rinvio e di modifiche ai regolamenti hanno determinato in molti operatori della scuola, rispetto alla tempestiva riprogettazione dei curricula. <<< Rimane poco comprensibile (rispetto al rapporto costi/benefici) la scelta dell'indirizzo a 14 anni ("Gli studenti e le loro famiglie scelgono gli indirizzi allatto delliscrizione per lanno 2010/2011 e le opzioni a conclusione del primo biennio" - dalle FAQ) e la conseguente presenza dellinsegnamento denominato Scienze e tecnologie applicate, compreso fra gli insegnamenti di indirizzo del primo biennio, che riferito alle competenze relative alle discipline di indirizzo del secondo biennio e quinto anno. Ci anche in considerazione della presenza dellobbligo di istruzione e della debolezza del sistema dellorientamento (cui il MIUR ha messo mano solo di recente, Abano marzo 2009). E' infatti accertato sia che alla fine della media gli adolescenti non sono in grado di orientarsi cos puntualmente (specie per indirizzi di non facile lettura) sia che intervengono nel corso del biennio delle superiori dei cambiamenti nelle scelte degli allievi. Per esemplificare immagino che l'indirizzo di Informatica e Telecomunicazioni o di Grafica e Comunicazione incontrerebbero da subito i favori dell'utenza di terza media molto di pi che gli altri indirizzi (nel senso che appartengono come percezione al vissuto dei quattordicenni) e in misura diversa dalla scelta di indirizzo effettuata tra due anni (ai 16). Va detto che la gestione dei mutati orientamenti nel corso del biennio obbligherebbe alla "rottura" del gruppo classe che, se per certi versi pu essere auspicabile, al momento credo sia difficilmente praticabile ( una sorta di tabu per alunni e genitori), anche organizzativamente. Se pi semplice e produttivo in prospettiva prevedere un biennio comune a tutti gli indirizzi con scelta differita di indirizzo al II anno, credo sia assolutamente indispensabile ora, concedendo ai quattordicenni e alle loro famiglie un paio di anni ulteriori per orientarsi nella riforma. >>> Maurizio Serafin - ITI "Sarrocchi" di Siena
commento del 24 Jan 2010, alle ore 12 28
195 - alfredoscott.hamill

I docenti di conversazione in lingua straniera, inclusi fra tanti altri nella categoria di "insegnanti tecnico-pratici", una categoria che gi penalizza dei docenti a pieno titolo. sono una risorsa che la scuola italiana sta per perdere. Questa richezza non solo di esperienza e formazione, come per tanti altri colleghi nella stessa situazione, ma di una richezza culturale peculiare e specifica derivante dall'essere di madre-lingua straniera, con tutti i nessi culturali che ci comporta. Probabilmente per il solo fatto di essere spesso in compresenza con un altro docente, si vuole in effetti abolire un'intera classe di insegnamento, alla faccia dell'incremento delle lingue nella scuola! Se questa riforma, per necessit economica, e non certo didattica, intende ridurre drasticamente la presenza di questa classe di insegnamento, sarebbe quanto meno utile ed opportuno la ricollocazione in un settore affine, soprattutto in vista delle nuove esigenze che sorgono con la riforma, al fine evidentemente di avere a disposizione personale duttile e gi predisposto. Allo stato, pare che questa figura debba rimanere, e non si sa in quali termini, solo nei licei linguistici, e non pi nei tecnici-turistici (!) come neanche nei tecnici ad indirizzo commerciale-amministrativo. Ci sarebbe da chiedersi si al MIUR sappiano cosa sia la globalizzazione! Una possibilit sarebbe quella di usare questi docenti in quei settori didattici dove possono dare un contributo significativo, ad esempio, nelle docenze CLIL, previste dalla stessa riforma, per esempio per la letteratura e la storia, e laddove ci fossero competenze pregresse, anche per altre materie. La facilt nell'uso della lingua straniera sarebbe un vantaggio enorme per la riuscita di questo programma. Sarebbe anche utile, oltre che giusto, organizzare dei corsi di riqualificazione per questi docenti, laddove fosse pertinente, per facilitare questa migrazione. Sarebbe anche opportuno, se non addiritura necessario, utilizzarli per corsi di aggiornamento linguistico per i docenti italiani di lingua, che hanno un continuo bisogno di rinfrescare le conoscenze. Sarebbe senz'altro pi economico che mandarli all'estero per lo stesso motivo. Sfruttare le competenze linguistico-culturali di questi docenti potrebbe anche voler dire offrire delle opportunit, didattiche ed altre, alla comunit della platea scolastica, immigrati ed altri, spesso assenti o esclusi dai programmi effettivi, e che dovrebbero essere inclusi nel POF di ogni scuola. Si possono prevedere anche altri usi, qualcuno gi ipotizzato, come nelle istituende commissioni tecniche nelle scuole, ma sembra ovvio che un utilizzo che sfrutti le competenze linguistiche, culturali e didattiche, e senza necessariamente un aggravio di spesa, sia a maggior vantaggio di tutta la scuola. Le nuove necessit che si creano nella scuola abbisognano di spalle culturali larghe, ed i docenti di conversazione in lingua straniera le hanno praticamente per definizione. Sarebbe uno spreco perverso non approffitarne.
commento del 24 Jan 2010, alle ore 21 19

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