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La riorganizzazione degli indirizzi: come coniugare chiarezza e flessibilità

La razionalizzazione dell’istruzione tecnica, grazie ai 2 settori e agli 11 indirizzi  che fanno riferimento ai settori produttivi di rilevanza nazionale, punta a dare stabilità al sistema senza irrigidire l’offerta formativa. Nei percorsi formativi, infatti, sono introdotte – accanto agli spazi di autonomia già a disposizione delle scuole – ampie quote di flessibilità per offrire risposte efficaci e mirate alle esigenze degli allievi, del territorio, del mondo del lavoro e delle professioni. In particolare, le quote di flessibilità – che si aggiungono alle quote di autonomia del 20% già possedute dagli istituti tecnici – sono il 30% nel secondo biennio e il 35% nel quinto anno. È prevista anche la possibilità, in relazione a specifiche e documentate esigenze del mondo del lavoro e delle professioni, di articolare in opzioni le aree di indirizzo. Ciò può verificarsi, tuttavia, nel quadro di criteri generali definiti a livello nazionale, onde evitare il rischio della frammentazione e disarticolazione dei percorsi formativi. 
Commenti



1 - Gianluca Rossini

Ho partecipato ai gruppi di lavoro per la riprogettazione dei percorsi tecnici. Il confronto tra operatori della scuola, docenti e dirigenti, esperti di univertis e di Confindustria, ha portato ad una sintesi che personalmente reputo efficace e innovativa. Mi auguro che nulla possa ostacolare l'applicazione della riforma per le nuove classi 2010/2011.
commento del 13 Nov 2009, alle ore 10 16
2 - benedetto.montanari

Per quanto riguarda l'impianto complessivo mi trovo abbastanza d'accordo; non credo invece sia il caso di inserire una scelta di indirizzo gi al secondo anno, come deriva dall'atribuzione delle Scienze e Tecnologie Applicate alla classe di concorso di riferimento del triennio di indirizzo. Questo comporta la divisione degli alunni gi in seconda, oppure la rotazione su tre, quattro laboratori nel corso dell'anno (per 20-22 ciascuno), con mi sembra scarsa possibilit di sviluppare un percorso significativo. Credo che le tre ore di Sc.e Tecn Applicate della classe seconda andrebbero svolte in maniera uguale per tutti gli alunni magari sviluppando alcune competenze di base , comuni a tutte le successive specializzazioni, che si potrebbe individuare anche a livello di Istituto.
commento del 15 Nov 2009, alle ore 10 20
3 - Silvano Marseglia

Viene richiesto per un centro di ricerca AEDE. Associazione Europea degli Insegnanti.
commento del 16 Nov 2009, alle ore 13 50
4 - Silvano Marseglia

La riorganizzazione degli Istituti secondari Superiori ed in particolare quella dei Tecnici e dei professionali rispondono pienamente alle aspettative del mondo attuale. La partita si gioca soprattutto sulla capacit delle scuole di utilizzare al meglio le quote previste per la flessibilit: in questo modo che potr essere data una curvatura ai curricula rispondenti alle reali esigenze della societ e del mondo del lavoro.
commento del 16 Nov 2009, alle ore 13 53
5 - tommaso.deluca

La notevole quota di flessibilit sar declinata in un numero contenuto di opzioni, incluse in un apposito elenco nazionale. Questo sacrosanto per evitare ogni sempre possibile "avventurismo pedagogico", ma mi chiedo se questo elenco verr diffuso solo col DM che regoler ambiti, criteri e modalit di articolazione delle aree di indirizzo o se sar oggetto di discussione prima della sua uscita definitiva
commento del 16 Nov 2009, alle ore 17 36

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